
Le origini dell’Aritmetica moderna in Fibonacci.
Quali indicazioni didattiche?
Franco Ghione
Tutti quelli (per quanto ho visto) che fin hora hanno dato regola al
summar, sottrar & partir de rotti, la hanno data di sorte, che l’huomo
presto la intende, & presto se la scorda, il che non procede da altro
salvo che per ignorar la causa di tal sua regola, over di tal suo
operare, volendo adunque rimediare a questo inconveniente, bisogna
intendere il modo di ridurre duoi, over piu rotti de diverse
denominationi, a una medesima denominatione, il qual atto è al
contrario del schisare.
Tartaglia, General trattato. Prima Parte, Libro VII, c. 110v .
L’insegnamento del calcolo frazionario, che viene principalmente trattato nelle scuole secondarie di
primo grado, presenta non poche difficoltà sia cognitive che didattiche legate ad una ancora acerba
capacità di astrazione negli alunni di quelle scuole e a una difficoltà intrinseca di un argomento che
resta spesso oscuro perfino negli studenti che si affacciano all’Università nelle facoltà scientifiche.
Secondo Emma Castelnuovo
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una delle difficoltà consiste nel fatto che già nella scrittura m/n vi
sono tre cose da percepire contemporaneamente: l’intero, la parte 1/n e la somma di m di quelle
parti, concetti che, anche se presi singolarmente, sono tutt’altro che naturali. Una seconda difficoltà
è legata alla relatività di una frazione che finisce per essere trattata riducendo il concetto di frazione
a quello di operatore: tre quarti di un segmento, tre quarti di un quadrato, tre quarti di un cesto di 12
uova, ma cosa è 3/4 da solo, senza il segmento, il quadrato o il cesto? Lo stesso Euclide dice che
una grandezza A è una frazione di B se A è formata da m parti ognuna uguale alla n-esima parte
(aliquota) di B. La cosa è trattabile specificando con esempi concreti cosa sia B (un segmento, un
quadrato, un cesto di uova) e come si possano costruire, ad esempio, i tre quarti di B. La cosa
diventa problematica già nel caso delle aree, esistendo infiniti modi per dividere un’area B in
quattro parti uguali e prenderne tre.
B
I diversi A che si ottengono hanno generalmente forme diverse ma tutte sono i tre quarti di B. In
realtà ciò che si vuole esprimere non è la forma ottenuta ma la sua misura, quello che otteniamo è
tre quarti della misura di B ed questo che esprime la frazione: non una forma ma un numero. E’
dunque il concetto astratto di numero da cui non si può prescindere; l’uno matematico come diceva
Tartaglia, astratto, incorporeo, e non l’uno naturale come un quadrato, un centinaio, un cerchio, un
cesto di uova. Ed è qui che già appare la prima difficoltà evidenziata dalla Castelnuovo: è
impossibile concepire le frazioni senza una solida dimestichezza con il concetto astratto di numero
intero, di uno. Le difficoltà aumentano quando si cerca di introdurre le operazioni aritmetiche con le
frazioni che, per superare le naturali ostruzioni cognitive, vengono presentate come regole da
imparare a memoria (di sorte dice Tartaglia) e da saper usare meccanicamente attraverso una lunga
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Emma Castelnuovo, L’insegnamento delle frazioni, da La scuola secondaria e i suoi problemi (1952)